EUROPA Marius Sucevan

Mafia del legno: le foreste della Romania e lo stato di diritto.

Diana Buzoianu, ministra dell'Ambiente, con il messaggio «Tolleranza zero per la mafia del legno»

140 alberi strappati dalle radici con le catene, poi dichiarati abbattuti dal temporale per ottenere permessi di taglio «legali»: è ciò che gli ispettori hanno scoperto in una zona boschiva della Valea Ampoiului, provincia di Alba. Dopo il controllo, il Ministero dell’Ambiente ha annunciato 7 denunce penali, di cui 3 per oltraggio. È uno dei tanti controlli con cui la ministra dell’Ambiente, Diana Buzoianu, dice di non voltare più lo sguardo davanti alla mafia del legno.

Uno schema, non un caso isolato

Il metodo di Alba non è un’eccezione. Gli stessi controlli hanno fatto emergere un fenomeno che si ripete, in cui il furto di legname si nasconde dietro documenti apparentemente in regola:

  • Valea Ampoiului, provincia di Alba: 140 alberi sradicati con le catene, presentati come abbattuti dal vento, e 7 denunce penali depositate.
  • Distretto forestale privato, provincia di Brașov: secondo la ministra dell’Ambiente, in un controllo in una zona vicino a Racoș sono state trovate centinaia di ceppaie non marcate dopo aver verificato solo una parte della superficie.
  • Una rete, non ladri isolati: Diana Buzoianu descrive la mafia del legno come «una montagna di soldi» e sostiene, nelle sue dichiarazioni, che sia collegata alla mafia politica.

Secondo il ministero, hanno iniziato a chiudere anche le scappatoie digitali con cui si coprivano i trasporti illegali di legname. In gioco non c’è una ceppaia in più o in meno: ci sono soldi pubblici e un patrimonio naturale che non si ricostruisce in una generazione.

Perché riguarda anche noi, che viviamo fuori?

Per molti di noi la partenza ha avuto a che fare proprio con questo: con la sensazione che la legge si applichi in modo selettivo e che chi ruba su larga scala resti impunito. Quando un ministero colpisce una rete di furti e manda i fascicoli in procura, è il segno concreto che le istituzioni possono funzionare. È lo stesso stato di diritto che chiediamo anche nella giustizia, e che fa parte del nostro percorso europeo.

Le foreste della Romania non sono un problema solo locale. Già dal 2020 la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro la Romania per i tagli illegali nelle aree protette Natura 2000, dopo le denunce delle organizzazioni ambientaliste. La Romania rischia di finire davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con sanzioni calcolate per ogni giorno di ritardo. Parliamo delle più estese foreste vergini dell’Unione europea: un motivo d’orgoglio, ma anche una responsabilità che gli altri europei osservano.

Come vicepresidente di USR Italia, credo che difendere il bosco sia un test semplice di integrità: o si applica la legge allo stesso modo per tutti, o no. Chi vive nella diaspora lo invito a seguire questi fascicoli fino in fondo, non solo all’annuncio. Lo stato di diritto si misura nelle condanne, non nei comunicati.

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