EUROPA Marius Sucevan

L'Italia difende il cielo della Romania: cosa guadagna la diaspora.

Quattro caccia Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare Italiana e circa 180 militari italiani sono schierati alla base di Mihail Kogălniceanu ed eseguono, sotto comando NATO, missioni di Air Policing rafforzato accanto ai piloti romeni. La foto diffusa dalla ministra degli Esteri Oana Țoiu (USR), a un incontro con la parte italiana, dice l’essenziale: per gli oltre 1,5 milioni di romeni in Italia, il Paese che li ha accolti difende oggi, spalla a spalla con la Romania, lo stesso cielo.

Il momento non è casuale. Domenica 26 luglio, un F-16 delle Forze Aeree Romene ha abbattuto il terzo drone entrato senza autorizzazione nello spazio aereo nazionale in altrettanti giorni, nella zona di Sulina, sopra il Mar Nero. Dall’inizio dell’anno, 18 droni sono penetrati nello spazio aereo romeno e tre di essi sono stati abbattuti. Nello stesso giorno, Oana Țoiu ha convocato al Ministero degli Esteri l’ambasciatore della Federazione Russa, dichiarando che la sicurezza della Romania è una priorità assoluta.

Come è nato il sostegno alleato

La presenza militare italiana è stata rafforzata dopo l’incidente di Galați, dove alla fine di maggio un drone russo di tipo Geran-2, con una carica esplosiva di circa 30 chilogrammi, si è schiantato su un condominio. In risposta, l’Italia ha schierato all’inizio di giugno, a Mihail Kogălniceanu, i quattro velivoli Eurofighter Typhoon, nella settima rotazione dell’Aeronautica Italiana in Romania.

I risultati di questa cooperazione si vedono adesso, non sulla carta. Secondo la ministra degli Esteri, due dei velivoli italiani hanno seguito il drone intercettato in questi giorni, e il coordinamento con gli alleati ha funzionato come un lavoro di squadra. È esattamente l’ancoraggio euro-atlantico che l’USR sostiene con coerenza, dall’impegno del 5% del PIL per la difesa fino alle intercettazioni degli ultimi giorni.

Cosa guadagna la diaspora?

Per noi che siamo partiti, una Romania più sicura non è un’astrazione. È la casa in cui torniamo d’estate, sono i genitori rimasti a casa, è la garanzia che il Paese d’origine non affronta da solo le minacce al confine. Il fatto che l’Italia, lo Stato che ospita la più numerosa comunità romena all’estero, invii aerei e militari per difendere il cielo della Romania non è solo una decisione militare: è un legame tra i due Paesi che ci riguarda direttamente.

Vogliamo che questa solidarietà sia la regola, non l’eccezione. Una ministra degli Esteri che reagisce con fermezza, alleati che rispondono in modo concreto, una difesa comune sotto la NATO: questo significa, per un romeno della diaspora, che uno Stato serio si misura nelle decisioni, non nelle dichiarazioni.

Il mio consiglio

Come Vicepreședinte USR Italia, vedo ogni giorno quanto conti per la nostra comunità che Romania e Italia lavorino insieme. Il sostegno alleato di oggi dimostra che questo rapporto funziona nei momenti difficili. Restate collegati alle fonti ufficiali, MApN e MAE, per informazioni verificate, e diffidate della disinformazione che accompagna quasi ogni incidente di questo tipo.

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