EUROPA Marius Sucevan

Legge stipendi bloccata da 3 anni: rischiamo 770 milioni dal PNRR.

Grafica USR Central „Amnezia PSD: cum au sabotat 3 ani legea salarizării” (l'amnesia del PSD: come hanno sabotato per 3 anni la legge sugli stipendi), con la cronologia dalla promessa del maggio 2023 al rischio attuale di perdere i fondi del PNRR

La Romania rischia di perdere 770 milioni di euro di fondi europei perché la legge sugli stipendi unici dei dipendenti pubblici, promessa fin dal 2023, non è ancora stata adottata. Il termine fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per completare questa riforma è il 31 agosto 2026, e secondo un annuncio del PNL, il disegno di legge è arrivato oggi, 22 luglio 2026, al Senato.

Tre anni di promesse rinviate

Cronologia della legge sugli stipendi: promessa nel maggio 2023, rinvio nell'anno elettorale 2024, rischio di perdere i fondi del PNRR oggi, nel 2026

Il governo guidato allora da Nicolae Ciucă aveva promesso, nel maggio 2023, che il disegno di legge sarebbe stato pronto entro il 15 luglio 2023, dopo una delle proteste degli insegnanti più ampie degli ultimi anni. Il termine è passato senza risultati, e nel gennaio 2024, anno elettorale, l’allora premier Marcel Ciolacu ha rinviato di nuovo la riforma, dicendo che solo un politico irresponsabile avrebbe adottato una legge sugli stipendi proprio prima delle elezioni. Da allora, il progetto è passato da un governo all’altro senza essere completato:

  1. Maggio 2023: la promessa iniziale, con termine 15 luglio 2023.
  2. Anno elettorale 2024: rinvio assunto esplicitamente dal governo Ciolacu.
  3. Oggi, 2026: il progetto arriva solo ora in Parlamento, a poche settimane dal termine del PNRR.

Tre anni dopo, il progetto è ancora sulla carta, e il senatore USR Răzvan Anghel ha accusato oggi il PSD di “aver sabotato la legge sugli stipendi per tre anni”.

Cosa c’è davvero in gioco

La legge sugli stipendi unici è uno dei traguardi del PNRR: senza la sua adozione entro il 31 agosto 2026, la Romania perde i 770 milioni di euro delle tranche europee già negoziate. Non è la prima riforma di questo piano bloccata da calcoli politici, e non parliamo di una cifra astratta, ma di soldi condizionati da un impegno che la Romania ha preso con la Commissione Europea.

Perché riguarda noi, la diaspora?

Non è solo una storia di contabilità pubblica. Oltre 3,1 milioni di romeni vivono in altri Stati dell’Unione Europea, secondo Eurostat, e molti di noi sono partiti proprio a causa di un’amministrazione che non rispetta le proprie scadenze. Ogni riforma rinviata per paura delle urne è un motivo in più perché chi è partito resti scettico quando si parla di ritorno a casa. E i soldi che la Romania perde dal PNRR perché non mantiene la parola non sono soldi astratti: fanno parte dello stesso pacchetto di fondi europei messo a rischio anche dal blocco politico a Bucarest, con cui facciamo i conti da mesi.

Cosa desideriamo

Desideriamo uno Stato che mantiene la parola data, non uno che rinvia le riforme per paura delle urne. Come vicepresidente di USR Italia, credo che ogni giorno di ritardo sulla legge degli stipendi sia un giorno in cui la Romania mina da sola la propria credibilità a Bruxelles, e la fiducia di chi, nella diaspora, sta ancora calcolando se valga la pena tornare a casa.

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