EUROPA Marius Sucevan

La Romania si impegna al 5% del PIL per la difesa: cosa significa per la diaspora l'ancoraggio euro-atlantico.

Radu Miruță, viceprimo ministro e ministro della Difesa Nazionale, parla da un podio con lo stemma del Ministero della Difesa Nazionale

5% del PIL. Tanto si è impegnata la Romania ad allocare per la difesa prima della scadenza fissata dalla NATO, l’anno 2035. L’annuncio è arrivato dal viceprimo ministro e ministro della Difesa Nazionale, Radu Miruță (USR), al summit NATO di Ankara, e USR Italia ha diffuso la posizione il 17 luglio come parte del messaggio del partito verso la diaspora.

Cosa si è discusso ad Ankara

Al summit NATO di Ankara, Miruță ha sostenuto il consolidamento del fianco orientale dell’Alleanza e lo sviluppo dell’industria nazionale della difesa, nel contesto della guerra in Ucraina e della pressione sulla sicurezza avvertita direttamente dalla Romania, stato di confine della NATO sul Mar Nero. Il messaggio del ministro USR è stato accompagnato da una misura concreta: i nuovi contratti di acquisizione per l’Esercito impongono ora ai fornitori di produrre, per quanto possibile, in Romania, una condizione introdotta quest’anno dopo decenni in cui le fabbriche della difesa romene hanno funzionato sotto capacità.

Per chi segue la politica estera del paese da migliaia di chilometri di distanza, i passi di Ankara si collegano direttamente a un obiettivo statutario dell’USR: il consolidamento della posizione della Romania nelle strutture euro-atlantiche.

Cosa significa per noi

Una Romania meglio difesa non è solo un titolo di politica estera. È la famiglia rimasta a casa, è il confine orientale dell’Unione Europea e della NATO tenuto più stabile, è il segnale che il paese non sta più solo in fondo alla lista degli alleati che rispettano i propri impegni. Per chi tra noi ha scelto di vivere fuori dai confini, ma ha genitori, fratelli o figli in Romania, la stabilità della sicurezza del paese non è un’astrazione da summit: è la tranquillità di casa.

La riapertura delle fabbriche della difesa ha anche un altro lato, meno discusso nei comunicati ufficiali: posti di lavoro qualificati, nell’ingegneria e nella produzione, proprio nelle regioni da cui molti di noi sono partiti negli ultimi vent’anni. Non è una soluzione unica per il ritorno, ma è un motivo concreto in più, accanto ai programmi già esistenti per chi considera il rientro a casa.

Il mio consiglio

Come Vicepreședinte USR Italia, credo che un partito che si assume pubblicamente un obiettivo del 5% del PIL per la difesa debba anche spiegare, chiaramente e senza gergo, perché questo conta per ogni famiglia di romeni, indipendentemente da dove viva ora. Scrivimi se vuoi capire meglio come si collega la sicurezza nazionale alla tua vita quotidiana in diaspora, è un tema che intendo continuare a seguire.

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